STRESS. AUTOBUS E LEONI, RADURE E CARREGGIATE.

Nel precedente articolo http://comunicazioneebenessere.it/che-cose-lo-stress-per-i-nostri-lettori/, dopo aver offerto una definizione di stress nei termini di una DISCREPANZA tra le RICHIESTE AMBIENTALI che l’individuo deve FRONTEGGIARE e la CAPACITÀ SOGGETTIVA di farvi fronte, si è detto che:

-Lo stress non rappresenta necessariamente un male, un fattore negativo.

-Lo stress non è un fenomeno specifico dell’età moderna, la risposta di stress appartiene al genere umano dall’alba dei tempi.

Approfondiamo con un esempio.

Un uomo primitivo si aggira nella savana con l’intento di procacciarsi del cibo, ad un certo punto intravvede un leone. Il predatore rappresenta una forte minaccia per il nostro individuo, utilizzando un linguaggio tecnico si parla di agente stressante, o STRESSOR. A fronte del pericolo, le energie del nostro uomo si mobilitano per consentirgli di reagire in maniera pronta e di aumentare le sue possibilità di sopravvivere. Il cuore batte più forte, i muscoli sono tesi e ben irrorati dal sangue, aumenta la ventilazione dei polmoni, i sensi si acuiscono, ecc. Si tratta di modificazioni fisiologiche che avvengono in maniera indipendente dalla volontà del soggetto e che sono finalizzate a consentirgli di rispondere nel modo più efficace possibile allo stimolo pericoloso, attraverso un comportamento di attacco o fuga. L’organismo si prepara a reagire e la maggior parte delle energie viene utilizzata e convogliata a questo scopo. Durante questa fase altri sistemi dell’organismo, meno centrali nella risposta di attacco o fuga,  vengono inibiti (“messi in pausa”) – ad esempio il sistema immunitario, digestivo e riproduttivo – per non sottrarre energia e nutrimenti agli altri sistemi direttamente coinvolti nell’attacco o fuga. L’organismo del nostro individuo è attivato e pronto a reagire, questi potrà ad esempio fuggire e ripararsi in una zona non raggiungibile dal predatore, piuttosto che lottare, aggredire, mettere il fuga l’animale.

Una volta venuto meno il pericolo, gli indici fisiologici si normalizzano, il battito cardiaco, la pressione sanguigna, le respirazione tornano a livelli consueti e le energie vengono nuovamente distribuite tra i vari sistemi, anche quelli inibiti durante la situazione di pericolo. La situazione appena descritta è esemplificativa di una risposta di stress. Si tratta di una risposta adattiva e funzionale alla sopravvivenza: se le energie dell’organismo non fossero state mobilitate, predisponendosi ad una risposta di attacco o fuga, probabilmente l’esito sarebbe stato infausto. In casi come quello appena descritto, si può  parlare di eustress o “stress buono”. La risposta di stress non ha provocato danni all’organismo, ma anzi ha consentito una positiva gestione della situazione stressogena garantendo la sopravvivenza.

Al giorno d’oggi incontrare leoni e bestie feroci non rappresenta un’esperienza comune, ciò nonostante la risposta biologica di stress è rimasta sostanzialmente inalterata. Cambiano tuttavia le fonti di stress o stressor: oggi potremmo sperimentare una risposta di stress accorgendoci di essere nel bel mezzo della traiettoria di un autobus. In un contesto di questo tipo, la mobilitazione dell’organismo potrebbe consentire una risposta di attacco o fuga, nel caso specifico il fare un balzo e togliersi dalla strada.

Finora abbiamo parlato di eventi stressanti, stressor, che chiamano in causa la sopravvivenza fisica dell’individuo. Cosa cambia e cosa non cambia quando lo stressor è di natura psicologica? Lo vedremo nel prossimo articolo.

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