SAI BALLARE IN COPPIA?

L’amore è come un ballo di coppia: se si conoscono i passi va tutto bene, viceversa diventa un disastro! Chi c’ha provato lo capisce perfettamente! Osservare una coppia di ballerini volteggiare in armonia fa venire voglia di ballare a nostra volta. Se ci pensiamo meglio però, ci rendiamo conto di quanta preparazione, personale e di coppia, ci sta dietro a questa armonia. Serve allenamento fisico individuale, imparare i passi, trovare armonia con il proprio partner attraverso gli errori e spesso mal di piedi, e poi tanto, tanto allenamento! Nel rapporto di coppia vale la stessa cosa. L’uomo e la donna hanno un bagaglio personale che deve essere sempre in aumento, non possiamo pensare di avere già tutta la dotazione necessaria per affrontare l’avventura insieme. Segue poi la conoscenza dell’altro, del suo “bagaglio” personale ed esperienziale. Infine la costruzione vera e propria della relazione nella ricerca dell’armonia. Per migliorare la relazione tra i sessi è necessario possedere una comprensione delle differenze reciproche in modo da potenziare la stima di sé in termini di contributo personale, ispirando al tempo stesso fiducia reciproca, senso di responsabilità, voglia di cooperazione e amore. Abbiamo visto che uomini e donne hanno delle diversità biologiche, e questo li rende diversi nel loro modo di approcciarsi alla vita. Non solo comunicano in modo diverso, ma pensano, sentono, percepiscono, reagiscono, amano, provano bisogno e giudicano secondo differenti modalità. I loro bisogni primari sono diversi. Per esempio, le donne sono più predisposte all’ascolto, mentre gli uomini sono portati a fornire soluzioni. La cosa sembrerebbe funzionare, ma la realtà è diversa, perché quando la donna ha un problema il suo primo bisogno è quello di condividerlo. Lei non cerca una soluzione bensì le basta essere ascoltata, e si trova di fronte una persona che invece, in buona fede, fornisce al più presto una soluzione: ecco che nasce l’incomprensione. Viceversa, quando ha un problema, l’uomo cerca di risolverlo da solo o al limite si rivolge a chi ne sa più di lui, mentre si trova davanti lei che cerca di farlo parlare, confidare, in tutti i modi. Come scritto simpaticamente in un interessante libro intitolato “Gli uomini vengono da Marte le donne da Venere”, i maschi hanno la tendenza a chiudersi nella loro caverna, un’abitudine ancestrale, e come tale ardua da debellare. Ma quest’ultima sarebbe poi un’esigenza femminile e quindi non condivisa dal maschio che invece la trova perfettamente naturale. Ricordo perfettamente, anche se sono trascorsi parecchi anni, quando i miei si arrabbiavano o discutevano per qualcosa e mio padre si rinchiudeva in studio, ahimè invano visto che mia madre ci si infilava dentro per obbligarlo a parlarne subito! Quando il maschio è turbato diventa silenzioso, e si rifugia nella riflessione. Se non trova una soluzione abbandona la “caverna” e si mette a fare qualcosa che gli permetta di dimenticare i problemi, come leggere il giornale. Se lo stress è forte tende invece a dedicarsi ad attività più impegnative per scaricare l’adrenalina come correre, partecipare a gara, scalare una montagna! Anche qui la natura ci viene in aiuto nella comprensione. La sensibilità (emozioni, stress) della femmina è 8 volte maggiore di quella del maschio a causa del flusso maggiore di sangue in un rapporto da 1 a 8. La serotonina contrappone il nostro organismo allo stress, un calmante naturale e si produce più velocemente nel maschio per il 50%. Nei maschi la serotonina finisce quando lo stress arriva a livello 10, nelle donne a livello 2. Già a livello 2 quindi la donna è in crisi piena, come quando il maschio raggiunge il livello 16 (in guerra). Quando una femmina piange è come per un uomo prendere un cazzotto. Esistono tuttavia delle azioni che nella femmina producono moltissima serotonina: il parlare, l’abbracciare, il condividere e il collaborare. Chiaro ora perché in particolari momenti la reazione di maschi e femmine è totalmente diversa?! Quello che accade, invece, è che ci aspettiamo sempre che i rappresentati del sesso opposto siano simili a noi. Pensiamo che “vogliano ciò che vogliamo noi” e che “sentano ciò che noi sentiamo”. Diamo per scontato che se ci amano reagiranno e si comporteranno in una certa maniera: la stessa che adotteremmo noi al loro posto. Questo atteggiamento è destinato a scontrarsi continuamente con la realtà e ci impedisce di comunicare le nostre differenze. Se impariamo a riconoscere e rispettare le differenze, ridurremo drasticamente la confusione ed i conflitti nei rapporti con l’altro sesso. Questo ovviamente passa attraverso la negoziazione dei propri bisogni primari e un po’ di rinuncia da entrambe le parti può portare molta soddisfazione nel risultato. Cristina Bordin – Psicologa

 

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