MENTE CONSAPEVOLE PER IL “CAPO” D’OGGI

…Secondo William George, professore dell’Harvard Business School ed esperto di sviluppo della Leadership, i manager caratterizzati da bassi livelli di Intelligenza Emotiva sono spesso deficitari anche sotto il profilo della consapevolezza di Se` e dell’Empatia.

Il rischio, a parte l’evidente difficoltà di stabilire relazioni autentiche con i propri pari e collaboratori, risiede nella difficoltà di riconoscere le proprie vulnerabilità ed ammettere, per tempo, gli errori commessi.

 Ed è proprio nell’Era del Cambiamento, dove tutto, dai sistemi politico-sociali alle regole del business, è in perenne trasformazione, che risulta opportuno allenarsi. Un allenamento della mente, radicata nel corpo, verso lo sviluppo di una maggiore attenzione e consapevolezza di sè. Una consapevolezza non giudicante che permetta di sviluppare quella visione cristallina che da sempre ha caratterizzato i migliori leader. Una consapevolezza che consenta di gestire meglio il tempo, le emozioni, entrando in una relazione profondamente intima non solo con se stessi, ma anche con i propri collaboratori. Un allenamento che rafforzi le difese rispetto alla pressione stressante dell’urgenza che caratterizza la vita nelle organizzazioni complesse, e al tempo stesso migliori produttività ed efficienza delle persone che vi lavorano. Non attraverso il controllo, ma grazie ad una maggiore libertà delle persone: non più vittime di automatismi (parole che vengono equivocate e generano comportamenti disadattivi), non più soggette a continue distrazioni (controllare l’e-mail 60 volte in un’ora), rigenerate nel fisico e nel cuore.

I danni dello stress? 200 miliard i«Una situazione che – avverte Bauer – non solo fa ammalare le persone ma, aumentando l’assenteismo, colpisce le aziende e pesa sulla società». Si calcola infatti che i costi dello stress tocchino ogni anno cifre da capogiro: 200 miliardi di euro in Europa e 300 miliardi di dollari in Usa. E chi ha misurato l’assenteismo da stress come la Germania, ha valutato in 11milioni le giornate perse mediamente in un anno (+ 70% negli ultimi dieci anni)

(Corriere della Sera, 20 maggio 2011 )

                                                         EMOZIONI e “presenza consapevole”

 Spesso i ruoli all’interno di un’azienda richiedono di andare ben oltre la gestione tecnica e/o operativa , viene  richiesta la capacità di rappresentare all’interno o all’esterno, le linee guida, le strategie  di intervento  e gli obiettivi dell’impresa.

Questo, tradotto sinteticamente, significa confrontarsi con ostacoli a livello logistico, concettuali o di organizzazione; con la gestione delle risorse umane; con il dover percorrere a ritmi sempre più accelerati ed incalzanti il percorso per arrivare agli obiettivi richiesti.

Cosa porta  tutto questo, su un piano personale e professionale, nel tempo?

 Quali competenze professionali, ma soprattutto, quali competenze  interiori  è utile sviluppare per far fronte a queste esigenze?

Come fare a mantenere un equilibrio interno tra aspirazioni e realizzazione, tra il bisogno di certezze e prevedibilità e la necessità di accogliere le innovazioni e il rischio, tra la vita privata e quella professionale?

Da studi condotti dal dott. Gary Kaplan ( professore di neurologia presso la New York University School of Medicine) “… Quando guardiamo l’attività nella corteccia cerebrale che presiede alle attività periferiche del pensiero, notiamo che c’è una coerenza e una sincronizzazione delle attività dei due emisferi destro e sinistro, nonché fra la parte frontale e quella posteriore del cervello… abbiamo maggiore chiarezza mentale nel fare le cose, c’è meno stress e meno tensione, siamo in grado di pensare con maggiore chiarezza e operare bene, le nostre azioni sono più funzionali…

Stiamo cioè “usando” la nostra Intelligenza Emotiva.

 Ma cosa è l’intelligenza emotiva?

L’intelligenza emotiva è la capacità di comprendere le emozioni proprie e degli altri, utilizzare le emozioni per scelte importanti, gestire le proprie emozioni e quelle delle persone attorno a noi. Possedere questa “sensibilità” ci consente di affrontare il quotidiano in modo più efficace senza restare intrappolati nella morsa dei nostri sequestri emotivi che, il più delle volte, rischiano di farci perdere di vista la realtà.

Permette, ad esempio, di persistere nel raggiungimento di un obiettivo nonostante le difficoltà e le frustrazioni oppure di essere empatici nei confronti dei collaboratori.

Essere emotivamente intelligenti quindi, ci aiuta a gestire al meglio la nostra vita privata, il lavoro e più in generale i rapporti con gli altri. L’aspetto più importante dell’Intelligenza Emotiva è che si apprende, non rappresenta un fattore determinato geneticamente, basta allenarsi!

L’apprendimento è un processo di cambiamento.

Per facilitare questo processo, ovvero per acquisire nuove conoscenze dobbiamo partire da come funzionano le persone e quindi da come funziona il nostro cervello. Un cambiamento sostenibile deve necessariamente integrare il processo razionale con la gestione delle dimensioni emotive.

Questa area cognitiva deve essere indagata personalmente, devono essere colte le nostre aree di forza e le nostre aree di miglioramento per poter poi  essere “liberi” di decidere come, quando e perché “usarle”, per poter essere noi stessi nella vita come al lavoro…

“SII TE STESSO, TUTTI GLI ALTRI SONO GIA’ OCCUPATI!!!”  Oscar WILDE

Silvana Cassandro

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