la consapevolezza cos’è e come migliorarla. Un contributo neuropsicologico – Anna Cantagallo

In letteratura esistono molte definizioni sull’autoconsapevolezza. La dott.ssa Anna Cantagallo, la definisce come “La nostra capacità di riflettere su noi stessi, essere consapevoli delle nostre risorse e dei nostri punti deboli, e di verificare l’effetto che facciamo agli altri si chiama coscienza o consapevolezza ed è una delle facoltà umane più importanti. Oltre all’uomo, soltanto le scimmie sono capaci di guardarsi allo specchio e riflettere su di sé.”

Essa è dunque una capacità molto rilevante per l’essere umano. Tuttavia può andare incontro a dei deficit di vario genere:
Anosognosia, cioè mancanza di consapevolezza di origine puramente neurologica (a = privo di; gnosis = conoscenza; nosos = malattia). Nella sua forma più pura può consistere in una mancanza di consapevolezza di una condizione, supponiamo, di paralisi, cecità o neglect spaziale. In genere è dovuta ad una lesione o deterioramento della parte posteriore dell’emisfero destro
Mancanza di consapevolezza dovuta a deficit cognitivi. Una conseguenza dei problemi cognitivi ge-nerali, come le menomazioni a carico della memo-ria, dell’attenzione e delle funzioni esecutive, è che la persona non è in grado di ricostruire e valuterei suoi deficit. Messo di fronte alla realtà, che ha un problema di consapevolezza di questo tipo manife-sta di solito una reazione emotiva, che sta a dimo-strare un “aumento di preoccupazione”.
Negazione. Che sia conscia o inconscia, è una rea-zione – per lo più un meccanismo psicologico di difesa – in cui ci si rifiuta di conoscere e di accettare il problema poiché farlo sarebbe troppo doloroso. Messa di fronte all’evidenza, le persona che nega in genere si agita e si arrabbia. Può tendere inoltre a razionalizzare, minimizzare o incolpare gli altri per le proprie difficoltà invece di accettare la realtà.

“I deficit di consapevolezza” afferma la dott.ssa Anna Cantagallo- “ possono essere di diversi livelli.”

  • Al livello più basso c’è la “consapevolezza emergente” ovvero la condizione di chi è in grado di riconoscere i problemi in corso, anche senza i segnali provenienti dagli altri, e di tanto in tanto può perfino cercare di correggerli.
  • A un livello leggermente superiore c’è una “consapevolezza intellettiva” e il paziente sa descrivere tutte le sue difficoltà.
  • Il livello più elevato è quello della “consapevolezza anticipatoria”, cioè la condizione della persona che prevede i problemi che potrebbero verificarsi a causa dei suoi deficit e adotta intenzionalmente e prima delle strategie compensatorie.

Esistono dei metodi per migliorare la consapevolezza che… (leggi tutto)

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