Impostore – La sindrome dell’impostore – Cosa ci spinge a fare le scelte più profonde?

Impostore – La sindrome dell’impostore – Cosa ci spinge a fare le scelte più profonde?

Impostore – La teoria piramidale dei bisogni di Maslow è a pieno merito una delle dottrine più usate nella psicologia mainstream contemporanea.

Maslow teorizzò che alla base dei nostri bisogni giace il temperamento di conservazione, che determina la nostra base più animale e che, a mano a mano che si sale verso la sommità della piramide, cerchiamo di soddisfare altri bisogni più avanzati.

“Si passa dalla basica fisiologia alla necessità di sicurezza, al senso di appartenenza, alla stima (di sé e degli altri) per arrivare al target più importante, l’autorealizzazione.” spiega Anna Cantagallo.

Impostore – La sindrome dell’impostore – Cosa ci spinge a fare le scelte più profonde?

Arrivare ad auto-realizzarsi, dunque, si attesta come il drive fondamentale delle nostre scelte, per un principio molto facile da comprendere.

Immaginiamo un futuro in cui accasarci, in cui abbiamo tutto ciò che abbiamo sempre desiderato.

Immaginiamo le nostre massime aspirazioni e godiamo dei sentimenti che questa fantasia determina e corrobora.

Nello spazio della fantasia tutto – e il contrario di tutto – è possibile.

La determinazione che alimenta le nostre scelte nasce dal bisogno di realizzare queste fantasticherie. Di rendere reale lo spazio potenziale dell’immaginazione.” Continua Anna Cantagallo.

Accade, tuttavia, che alcuni uomini e alcune donne che hanno fatto delle loro fantasie realtà, siano cronicamente inappagati della loro posizione o delle mete da loro raggiunte.

Questi individui tendono ad alimentare una credenza psichica anormale secondo la quale quegli stessi successi per cui hanno investito soldi e tempo sono, in realtà, frutto del caso, del tempismo, della fortuna e non invece delle loro reali competenze e sacrifici.

Impostore – La sindrome dell’impostore – Cosa ci spinge a fare le scelte più profonde?

Questa, come spiega la neuroscienziata Tara Swart, si chiama sindrome dell’impostore.

Essa colpisce soprattutto la psiche di amministratori delegati e manager aziendali, senza distinzione di sesso, età o cultura.

Essi, dopo un successo veloce in cui le loro competenze tecniche e di leadership hanno avuto un grande peso, coltivano l’idea di essere in una posizione solitaria e vulnerabile dalla quale non possono mostrare queste stesse debolezze a nessuno.

Si sentono soli ma devono far accertare di essere potenti e iperconnessi. Inoltre, non tendono a parlare con nessuno dei loro problemi e dei loro concetti, avendo come unico interlocutore loro stessi.

Ovviamente, il ristagno di idee a stampo paranoico nella propria testa ha degli effetti fisiologici molto gravi: può emergere l’insonnia, il sistema immunitario può infiacchire e si possono sfrenare episodi depressivi.

Questo blue-mood obbliga la propria psiche a pensare ‘non sono davvero bravo in ciò che faccio’, ‘non lo merito’, ‘non dovrei ricoprire questo incarico’.

In questo modo, un individuo è portato a credere che un giorno qualcuno scoprirà il suo essere un impostore e lo denuncerà a tutti, levandogli la maschera di dosso.

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Questo terrore di esseri scoperti obbliga il povero manager di turno a guardarsi attorno con sospetto, a non avere fiducia in chi lo attornia e a non cercare alleanze lavorative con realtà aziendali i cui leader vengono percepiti come maggiormente abili.

Succede che l’individuo con la sindrome dell’impostore si chiuda in una bolla di inattività e inerzia decisionale, perchè il dubbio che pervade la sua autostima si diffonde alle sue scelte, reali espressioni della posizione che rappresentano. È, semplicemente, più facile non provarci.

L’individuo con questa sindrome lascia la eventualità di successo agli altri, perchè si percepisce troppo stupido, ansiogeno, rude e volgare rispetto a chi gli sta intorno.

Gli altri meritano tutto ciò che hanno, mentre lui vive con enorme senso di colpa la possibilità e/o la realtà di avere successo, perchè crede di non poter sopportare l’ansia, le responsabilità e la celebrità che derivano dalla sua posizione.

Impostore – La sindrome dell’impostore – Cosa ci spinge a fare le scelte più profonde?

Esso si sente come un pilota d’aereo che impartisce comandi e intrattiene i clienti, ma non sa nemmeno come si accende il motore.

Come si origina questa forte mancanza di sicurezza in sè? Principalmente, per una mis-percezione d’ampio raggio.

Chi ha la sindrome dell’impostore vede unicamente i suoi difetti e li crede ciò che realmente lo rendono inferiore rispetto agli altri, mentre l’errore sta nel non capire e sognare che anche tutti gli altri esseri umani possiedono difetti al di sotto della loro lucida e perfetta superficie.

Questa credenza patogena nasce nel periodo dell’infanzia, quando percepiamo la differenza che sottosta tra noi bambini e gli adulti.

Per un bambino è impensabile parlare per ore ad un tavolo senza poi andare fuori a correre o giocare con i lego o avere più responsabilità insieme come preparare la cena, coccolare i pargoli, pagare le bollette, viaggiare.

Il bambino percepisce gli adulti come onnipotenti e matura il convincimento profondo di non poter essere come loro.

Impostore – La sindrome dell’impostore – Cosa ci spinge a fare le scelte più profonde?

“Il problema nasce dalla natura stessa della condizione umana: noi percepiamo noi stessi da dentro, conoscendo i nostri difetti e le nostre ansie, insicurezze, paure, mentre percepiamo gli altri sempre da fuori, senza poter distillare ciò che fanno o dicono attraverso i loro processi mentali.” conclude Anna Cantagallo.

Tutti abbiamo paura di qualcosa, tutti siamo insicuri, tutti agonizziamo sentimentalmente per una qualsivoglia causa o persona.

La risoluzione alla sindrome dell’impostore sta nel capire che le insicurezze e i punti ciechi sono caratteristiche universali di qualsiasi essere umano su questa terra e non sono crucci o maledizioni personali.

Questa comprensione richiede però uno sforzo notevole: un salto di fede. Dobbiamo avere fiducia nel fatto che la nostra psiche lavori bene o male sempre allo stesso modo, con le sue mancanze, le sue difficoltà, le sue ipocrisie, nella nostra testa e in quella degli altri.

Gli altri sono inadeguati come noi lo siamo, proprio perchè sono umani. Le nostre debolezze interiori non devono ostacolarci di fare ciò che gli altri fanno.

Esse ci devono servire come base per comprendere che i nostri punti deboli sono quelli che un qualsiasi essere umano può lamentare.

I nostri sogni sessuali più rivoltanti, le nostre paranoie più labirintiche e i nostri spaventi più sepolti presentano un corollario, dissimile ma esistente, in ognuno di noi.

Tutti, dal più umile lavavetri al più ricco CEO siamo attraversati da crepe psichiche e dai rimorsi e dai rimpianti di azioni commesse o taciute nel passato.

Siamo tutti umani e questo salto di fede ci aiuta ad umanizzare il mondo attorno a  noi.

In parole povere? Siamo tutti normali. E imperfetti. E lacunanti. E paranoici. E pueruli. E corruttibili. Come scrisse Michel de Montaigne:

“Kings and Philosophers shit and so do ladies.”

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