SUL CONFLITTO

Il conflitto fa parte della vita di tutti i giorni e, in una certa misura, è una cosa naturale. Innaturale, invece, è la frequente aggressività che si riscontra tra parenti, amici, colleghi di lavoro o addirittura tra perfetti sconosciuti.

Una coda in biglietteria…un tono della voce un po’ più alto…l’auto che ti taglia la strada o non ti dà la precedenza… Basta poco e la rabbia monta, e spesso si manifesta alzando subito la voce, offendendo.

La maggior parte di noi passa una considerevole parte della propria vita lavorando e la maggior parte di questo tempo lo trascorriamo lavorando assieme ad altre persone. I contrasti nel lavoro non sono quindi una rarità: divergenze di opinione, frustrazioni e discussioni animate sono aspetti inevitabili.

In realtà, se stimolano la ricerca di soluzioni creative, i conflitti possono anche essere produttivi e non escludono alti livelli di realizzazione professionale. Quando però le differenze e i contrasti, reali o immaginari, sono causa di grave disagio, allora possono provocare stress e infelicità costanti. Le difficoltà interpersonali, poi, possono protrarsi a lungo e anche peggiorare quando una persona è responsabile della situazione di disagio anche se non se ne rende conto.

Non tutti i conflitti sono risolvibili, nel senso che si può decidere, per contrasti lievi, di non essere d’accordo su una determinata questione, ma in altri casi qualsiasi tentativo richiede uno sforzo comune.

I rapporti di lavoro possono assumere forme molto diverse a seconda del tipo di impiego e della posizione gerarchica che occupiamo. Con il capo, per esempio, possiamo sentirci in difficoltà a dire ciò che pensiamo perché temiamo ritorsioni, e viceversa, chi sta dalla parte del potere, può approfittare di questo inibendoci.

NON SONO D’ACCORDO CON QUEL CHE DITE,  MA MI FAREI UCCIDERE PERCHE’ POSSIATE DIRLO.
(Voltaire)

Ci sono una serie di conflitti che sono assolutamente naturali, sono fisiologici, sono ovvi, né più né meno come crescere e respirare.

La vita è una serie di conflitti che decidiamo di gestire in un modo oppure nell’altro. Il più delle volte non ci accorgiamo che il conflitto c’è, c’è stato, oppure permane. In ogni caso, pensare il conflitto come natura necessariamente bellica, vuol dire escludere gran parte della nostra vita.

In genere il conflitto, sia manifesto che latente, con radici nella sfera personale, si propaga, con effetto onda, dai contendenti all’ambiente circostante, rendendo via via pesante il clima relazionale. Nell’ambiente di lavoro il conflitto provoca la diminuzione della disponibilità e della fiducia verso gli altri; in alcuni casi fa aumentare l’aggressività verbale, ma più spesso quella non verbale e stimola la contrapposizione a scapito della collaborazione. E, ancora peggio, riduce la capacità di espressione personale e professionale. Ovvio che la qualità della prestazione diminuisca insieme alla motivazione.

Quali sono i segnali a livello personale di un conflitto distruttivo?

A livello personale è indispensabile ascoltare le proprie emozioni perché queste ci parlano dei nostri conflitti in essere: rabbia, frustrazione, demotivazione, ansia, paura, gelosia, sono tutte emozioni negative che ci parlano di un conflitto distruttivo in essere, e che sono il prodotto di un nostro modo di pensare in quel momento, in quella situazione, che ostacola il confronto costruttivo: i pregiudizi sull’altra persona, il nostro orgoglio, la diffidenza, l’insicurezza, la paura. Per risolvere costruttivamente un conflitto è quindi necessario partire proprio da questi nostri atteggiamenti negativi.

Dott.ssa Cristina Bordin – Psicologa

 

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