Emotion Management per il Leader di Successo

Emotion Management per il Leader di Successo

Emotion Management – Anna Cantagallo spiega come un eccellente leader riesca a incanalare le proprie emozioni verso  i propri obiettivi

 “Questo libro è indirizzato alla ricerca delle emozioni perdute:

le emozioni che curano e quelle che, nel dolore e nella follia, anelano a essere riconosciute; le emozioni che, gracili e segrete, si colgono nella gioia e nel silenzio; le emozioni che si intravedono nella luce degli occhi e nei vasti quartieri della memoria; le emozioni che sono matrici di poesia.

Sono emozioni che questo testo intende fare riemergere nella loro verità psicologica e umana, e nell’importanza che esse hanno per la conoscenza di sè e per lo svolgimento di relazioni interpersonali dotate di senso.”

Emotion Management per il Leader di Successo

In questo modo Eugenio Borgna riassume lo scopo del suo libro Le emozioni ferite uscito nel 2009, atto a testimoniare nel mondo della psicologia e affini, che sembra a volte freddo e improntato allo scetticismo grigio e tecnologico delle neuroscienze (sebbene le neuroscienze in sè siano tutt’altro che prive di bellezza!).

Borgna desidera tornare a dire che cos’è amore, che cos’è ira, che cos’è rabbia, aggrappandosi e usando come rete di supporto la grande letteratura, in particolare la poesia. Questo libro, usato come supporto ad un training autogeno sulle emozioni, potrebbe provarsi inverosimilmente utile per un leader di successo o alle prime armi.

Le emozioni sono vitali per il nostro esistere. Non solo colorano la vita, ma la sostengono. Esse sono prima fisiche che psicologiche e si potrebbero spiegare come delle risposte psicofisiche molto forti all’ambiente circostante, che determinano il giusto adattamento di un individuo all’ambiente.

Damasio, nel suo libro A feeling of what happens, le tratteggia come complesse risposte fisiologiche e psicologiche inconsce in risposta a delle esperienze soggettive del mondo, che attivano zone neurali ben precise.

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Queste risposte possono essere viste, capite, interpretate da tutti noi, in maniera naturale.

Come argomentato da Paul Ekman, noi tutti disponiamo di una naturale lettura delle micro-espressioni  facciali che aiuta il nostro adattamento agli altri, influenzata in senso lato dalle variabili culturali del nostro ambiente di competenza.

“Sapere che una certa attivazione e configurazione di muscoli facciali rappresenta l’espressione esterna della rabbia o della sorpresa si è rivelato utile da un punto di vista evolutivo: tramite quest’interpretazione possiamo rapportarci agli altri in maniera integrata, mostrando empatia o, in maniera antitetica, cercando di ferirli.

– illustra Anna Cantagallo- Infatti riconoscere le emozioni altrui può rivelarsi utile in caso volessimo mentire: potremo non solo interpretare ciò che una persona prova ma anche regolare le nostre stesse espressioni facciali tramite un training.”

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Come potrebbe dunque, un leader, beneficiare di questa capacità naturale di capire le emozioni altrui e gestire le proprie?

Uno studio pubblicato sul giornale Iraniano di Psichiatria ha dimostrato che un training emozionale su pazienti oppioidi-dipendenti si era rivelato assai utile per ridurre lo stress, aumentare la regolazione emozionale e abbassare l’utilizzo di sostanze.

Questo training era eseguito in dieci sessioni di 90 minuti nel contesto di una terapia di gruppo. Pensiamo ora di applicare questo tipo training su un giovane leader alle prime armi e, possibilmente, sul suo team. Esso gli permetterebbe di:

  • Interpretare il proprio vissuto emozionale. Comprendere come ci si sente è fondamentale, perchè una volta riconosciuta l’emozione sappiamo come essa si ripresenta ogni volta che la viviamo. Inoltre, una volta riconosciuta ne abbiamo non solo l’esperienza, ma pure un nome. Questo permette di controllarla e poterla dominare.

 

  • Creare rapporti agli altri in maniera produttiva. Leggere le emozioni dei nostri colleghi o dei lavoratori di un’altra azienda si rivela utile in due modi. Nella prima situazione, possiamo simpatizzare con il nostro team. Questo crea fiducia e comprensione indispensabili per il clima aziendale. Nel secondo scenario potremo invece rispondere in maniera efficiente e celere alle implicita richieste dell’azienda concorrente. Lette le emozioni del ‘nemico’, superarlo sarà più facile.

 

  • “Eccellere nelle relazioni interpersonali. Una volta acquisita e padroneggiata questa abilità, possiamo veramente scegliere come agire, con chi farlo e in che contesto applicarlo.” conclude Anna Cantagallo.
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Come scrive Daniel Goleman, padre dell’Intelligenza Emotiva:

L’autoconsapevolezza è il fondamento della gestione del proprio sè, mentre l’empatia è la radice della competenza delle relazioni con gli altri”.

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