CARA..TI HO SENTITO, MA NON TI HO ASCOLTATO.

 

L’ascoltare coincide con il sentire? Basta udire la voce dell’altro per poter dire di ascoltare?

Per rispondere, prendiamo esempio da uno sketch tratto da un popolare telefilm americano.

Il marito è seduto in poltrona davanti alla televisione, sta seguendo la partita della propria squadra del cuore, la moglie si siede accanto e parla della propria giornata,  di qualche avvenimento riguardante i figli o il lavoro. Il marito coglie alcune parole, potremmo dire a “spizzichi e bocconi” e risponde alla moglie distrattamente borbottando qualche “si” o “no”, “certo, si hai ragione”, “ha ha”, “come dici tu”e via dicendo.

La scena si conclude con la moglie che afferma “bene ci siamo intesi, questa cosa la fai tu allora” e con il marito che, solo a quel punto, si rende conto di “essere nei guai”. Come sottofondo la risata del pubblico che già anticipa  le conseguenze spiacevoli a cui potrà andare incontro il marito.

Un simile sketch può aiutarci a cogliere in modo immediato ed intuitivo la differenza esistente  tra sentire ed ascoltare, tale per cui non basta udire la voce dell’altro per poter dire di averlo ascoltato. L’ascolto chiama in causa un atteggiamento attivo da parte della persona, che può adottare più o meno consapevolmente una serie di strategie ed accorgimenti per esercitare  un “buon ascolto”.

Proviamo a chiederci, quali sono stati “gli errori” del marito? Ovvero gli aspetti su cui lavorare?

Il marito avrebbe potuto esplicitare alla moglie il fatto che in quel momento non era in grado di garantire un “buon ascolto”, proponendo alla stessa un’alternativa, del tipo: “Tesoro, ora sto guardando la partita e faccio fatica a seguirti, possiamo parlarne più tardi in modo che possa dedicarti pienamente la mia attenzione?”.

Questa considerazione può valere in diversi ambiti e circostanze della nostra vita: spesso per timore di far sentire l’altro rifiutato,  non accolto o di provocare una reazione di irritazione o fastidio, scegliamo di ascoltare “a metà”, dividendoci tra l’esecuzione di un compito e l’ascolto del nostro interlocutore. Tale evenienza, in alcuni casi,  ci espone al rischio di privilegiare uno dei due elementi a scapito dell’altro (il compito o quello che l’altro ci dice) o di fare “male” entrambi.

Il nostro marito ha privilegiato la partita all’ascolto della moglie, ma può avvenire anche il contrario, ad esempio quando in auto “parlando, parlando si finisce per sbagliare strada”.

-Il marito avrebbe potuto mettersi nelle condizioni di garantire un buon ascolto. Gli amanti dello sport ci perdonino per questo suggerimento tuttavia il marito, rendendosi conto dell’utilità di ascoltare la moglie in quel dato momento, avrebbe potuto adottare una serie di comportamenti atti a favorire un buon ascolto, quali “lo spegnere la televisione per il tempo necessario alla conversazione”, “orientare il proprio corpo e lo sguardo verso la moglie”, ed esplicitare la disponibilità all’ascolto “Di cosa mi vuoi parlare?”.

E la moglie?

La moglie non ha verificato l’effettiva comprensione, da parte del marito, di ciò che stava dicendo.Parlando è infatti utile osservare l’interlocutore chiedendosi:

-Mi sta guardando?

-Osservando le sue espressioni facciali, la mimica colgo interesse per ciò che sto dicendo? Attenzione? Curiosità? Perplessità? Scarsa convinzione?

-Ed ancora..le risposte che l’altro mi da sono pertinenti? Seguono il filo del discorso? O sono  solo “riempitive”? Parole espresse tanto per “dire qualcosa”?

Tali accorgimenti avrebbero potuto consentire alla moglie di monitorare l’andamento della conversazione, attuando scelte più efficaci rispetto al semplice continuare a parlare. Tra queste il chiedere in modo più risoluto l’attenzione del marito oppure il posticipare la conversazione.

Molte altre osservazioni potrebbero essere formulate in merito a questa interazione, tuttavia, quelle già espresse, contribuiscono a restituire un’immagine dell’ascolto nei termini di un fenomeno complesso, e bidirezionale, che richiede un ruolo “attivo” sia da parte del parlante che dell’ascoltatore.

Se siete interessati ad altri suggerimenti pratici per un buon ascolto, consigliamo di non perdere il prossimo articolo.

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