BAMBOLE E PENTOLINE, PALLONI E MACCHININE

Se durante i primi mesi i bambini e le bambine sono difficilmente distinguibili l’uno dall’altro se non dal colore delle tutine, già a partire dai sei mesi iniziano a manifestarsi le prime preferenze legate al loro genere. Le bambine, per esempio, percepiscono meglio le differenze di colore degli oggetti e sono generalmente più socievoli, oltre a riconoscere prima i volti familiari. I bambini hanno maggiore dimestichezza nel discernere posizione, direzione e velocità di oggetti in movimento, tenendone la traccia. Che sia per questo che un bimbo preferisce il pallone, mentre la bimba in genere sceglie la bambola?

Adie Goldberg, coautore di “It’s a Baby Girl” e “Baby It’s a Boy”, sostiene che è possibile individuare, già durante la prima infanzia, oltre cento differenze tra il cervello maschile e quello femminile.

Verso i 18 mesi il bambino comincia a distinguere una persona sulla base del sesso, tuttavia non ne farebbe una differenza “culturale” se non gliela imponessero i suoi genitori. Ma vediamo alcuni esperimenti fatti in proposito.

Allo zoo di Berlino hanno effettuato uno studio comportamentale su cuccioli di scimpanzé fornendo loro in egual misura bambole e bastoni. Le femmine hanno dimostrato il loro innato istinto materno accudendo le bambole utilizzando i bastoni per creare giacigli ed altre strutture, mentre i maschi si sono concentrati sui bastoni come armi combattendo tra loro o accanendosi sulle povere bambole innocenti.

Lo stereotipo femmina=mamma e maschio=cacciatore è stato quindi pienamente rispettato. Lo stesso esperimento ha dato risultati simili anche sui bambini che però, in alcuni casi, hanno dimostrato di gradire la bambola piuttosto che il bastone. Tutto è però cambiato una volta sostituiti i bastoni con le macchinine, segno forse che l’istinto della caccia ha ceduto il posto alla ricerca di altre emozioni.

Uno psicologo francese, da un’indagine fatta su 100 bambini maschi, ha mostrato che nessuno di loro preferiva essere una femmina, mentre su 100 femmine ben 15 volevano essere un maschio perché era stato insegnato loro che la caratteristica principale del maschio è la forza, con la quale possono imporsi nella società.

Non molto tempo fa i figli maschi venivano criticati di più se piangevano o esprimevano i loro sentimenti. E comunque ancora oggi sono più indotti dagli adulti alla competizione, rispetto alle bambine. Eppure fino a 4-5 anni i maschi e le femmine giocherebbero con qualsiasi giocattolo: un maschio, per esempio, può tranquillamente giocare con le bambole se ha una sorella maggiore. Sono gli adulti che, differenziando i giocattoli a seconda del sesso, incoraggiano quei comportamenti che ritengono più adatti.

Una ditta straniera di giocattoli fece un esperimento: in una stanza lasciò liberi di giocare maschi e femmine, permettendo loro di scegliere i giocattoli che volevano. La loro attenzione si concentrò soprattutto su un estintore, con cui era possibile giocare ai pompieri. La ditta, nella sua pubblicità, considerò il giocattolo del tipo “unisex”, ma i genitori lo comprarono solo per i maschi. La ditta decise di cambiare pubblicità. A proposito di pubblicità: è molto facile notare come essa sia convenzionale e stereotipata riguardo alle differenze di sesso. Dunque, ecco perché a 5-6-7 anni i bambini assumono gli stereotipi di “genere” (maschile e femminile) a loro imposti dall’ambiente, sociale e familiare.

Si pensi ad esempio anche alla scelta dello sport: già all’età di 12-13 anni le differenze sono piuttosto nette. Al massimo i genitori possono accettare di più una figlia che partecipa a giochi maschili, che non un figlio cui piacciono giochi tradizionalmente femminili.

La biologia è quindi la causa principale di tutte le differenze tra sessi, aiutata poi in un secondo momento dall’influenza dell’ambiente di crescita.

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