Autismo – E se la Tecnologia fosse una soluzione al Disturbo Autistico?

Autismo – E se la Tecnologia fosse una soluzione al Disturbo Autistico?

Autismo – Anna Cantagallo spiega come la tecnologia può permettere ai bambini con disturbo dello spettro autistico a adattarsi più naturalmente alla società.

Giornata internazionale dell’autismo

E se la tecnologia fornisse da appoggio anche a disturbi come quello dello spettro autistico?

Sembrerebbe, ma non è più un’assurdità. Non solo Robot, ma anche semplici Applicazioni, potrebbero aiutare i ragazzi con disturbi dello spettro autistico ad influenzarsi con gli altri e con il mondo che li circonda.

Infatti i bambini con questo disturbo si differenziano principalmente per una carenza di interesse e di alternanza relazionale con gli altri, fattore che viene riconosciuto dall’assenza di sguardi o dagli sguardi assenti verso gli altri.

Autismo – E se la Tecnologia fosse una soluzione al Disturbo Autistico?

Come è possibile che un’applicazione aumenti la capacità di interazione di un bambino autistico?

“In un articolo pubblicato su Scientific American – spiega Anna Cantagallo – Kevin Pelphrey della George Washington University, cita una sorprendente applicazione: Sit With Us. Questo programma è stato inventato da una ragazza di 16 anni, che aiuta i bambini fragili a trovare qualcuno con cui sedersi a tavola in mensa.”

‘Il primo passo per una comunità più inclusiva inizia a pranzo’ è questo il motto dell’app!

Autismo – E se la Tecnologia fosse una soluzione al Disturbo Autistico?

Oltre le applicazioni, esistono altre tecnologie che incoraggiano la socialità dei bambini?

“Certo, – continua Anna Cantagallo – sono stati creati dei Robot per insegnare e favorire l’interazione dei bambini autistici.

L’obiettivo è che i bambini comunichino con questi robot dalle sembianze umanoidi e questi, dal canto loro, segnalano le loro azioni e replicano in un modo tale da rinforzare l’apprendimento sociale.

Il robot usa gesti personalizzati e suggerimenti vocali per fornire interazioni gratificanti. I risultati preliminari mostrano che l’interazione suscita un’enormità di segnali a supporto degli scambi sociali”.

Come spiega la dottoressa, i robot possono essere utili anche a calibrare le reazioni dei bambini, che spesso reagiscono in modo ansioso a stimoli come suoni forti o luci troppo intense.

Autismo – E se la Tecnologia fosse una soluzione al Disturbo Autistico?

Persino un videogame, sviluppato dalla Ong American Autism Speaks e chiamato Evo, potrebbe aiutare a migliorare le funzioni motorie, e sono in corso i test clinici per una possibile approvazione da parte della Food and Drug Administration.

Tutte queste tecniche sono ovviamente supportate da neuroimaging, che forniscono appunto delle immagini del cervello sempre più in grado di capire i meccanismi cerebrali alla base delle difficoltà.

“Queste tecnologie ci hanno mostrato, ad esempio, che l’esclusione sociale colpisce sia gli adolescenti con autismo che quelli che non lo hanno, ma per ragioni differenti – racconta Anna Cantagallo – il teenager tipico mostra un’attività robusta nelle regioni coinvolte nel ragionamento sociale e che regolano le emozioni negative, mentre gli esami nei ragazzi autistici mostrano il coinvolgimento di strutture che tengono traccia delle violazioni delle regole.

Autismo – E se la Tecnologia fosse una soluzione al Disturbo Autistico?

Questo ci aiuta a comprendere come aiutare tutti i soggetti, perché un adolescente ‘neurotipico’ potrebbe avere giovamento nel capire perché le altre persone possono ferire i suoi sentimenti, mentre per uno autistico andrà meglio spiegare l’importanza delle regole e perché gli altri qualche volta le rompono”.

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