Anna Cantagallo – Quando l’intimità diventa pubblica

Anna Cantagallo – Quando l’intimità diventa pubblica

Anna Cantagallo spiega cosa cambia nelle modalità di comunicazione in epoca post-moderna e quali sono le conseguenze sociali.

Le modalità di comunicazione si sono rivoluzionate.

Attraverso i Social network e tutte le potenzialità tecnologiche ci si “rivela” sempre di più agli altri, attimo per attimo.

A pagarne la conseguenza è spesso la nostra privacy.

Questo accade perché si tendono a riempire le proprie bacheche di selfie e spesso anche a chattare con dei profili per noi anonimi, rivelando qualcosa di nostro anche molto intimo.

A volte ci si lascia andare a confessioni sul nostro disagio, sui nostri problemi o sul nostro cuore infranto,

proprio perché è più semplice non sentirsi giudicati da una persona che non ci conosce e sentirsi più accettati da chi non è trascinato emotivamente nelle nostre scelte.

Mostrarsi nella propria intimità, almeno a parole scritte sul social network, è divenuto più di una consuetudine, trapela la necessità di affermare il proprio sé, l’esaltazione del proprio io che sfida l’indifferenza sociale e s’impone come presenza nel mondo.

Che cosa è cambiato con l’utilizzo di questi metodi di comunicazione innovativi?

“La civiltà nel corso dei secoli” spiega Anna Cantagallo “ha previsto una difesa dell’intimità, sia come essere che come azione,

ovvero sia per quanto riguarda la persona che per quello che è che per quello che fa.

Una violazione dell’intimità equivale a un colpo, una mancanza di rispetto e infine alla diminuzione della dignità.

Ora invece molto di noi è destinato a diventare pubblico, probabilmente perché aiuta a soddisfare il bisogno di essere stimati e riconosciuti socialmente.

Proprio per questo nei social si svela sempre la parte migliore di noi, anche se c’è soltanto una piccola parte di noi in questo protagonismo.

Comunque potremmo dire che, in questo tentativo di essere autentici, esiste un bisogno di appartenenza sociale subentrato in seguito alla liquefazione dei rapporti umani”.

Che conseguenze produce questo diverso tipo di atteggiamento?

“Per usare un termine sociologico, potremmo parlare di de-realizzazione.”

– continua Anna Cantagallo – “L’esposizione dell’esperienza personale su base narrativa porta a considerare reale il mondo rappresentato dai media,

con la conseguente modificazione delle coordinate spazio-temporali in cui si manifesta il vissuto privato: quindi è reale solo ciò che appare in televisione o online!

Il mondo diventa come uno spettacolo dove ognuno è interprete di sé stesso.

Tuttavia non è solo l’esposizione verbale ma anche la fisicità, la messa in mostra dell’intero corpo, quindi l’azione, a diminuire la privacy.

Le foto e i video trasmettono spesso emozioni solo superficiali e possono addirittura beffare la profondità dell’essere.

Inoltre è da considerare che in questo sistema i più forti sono coloro che si affermano di più pubblicamente, i più invadenti, i più tecnologicamente innovativi.

Per dirla con un linguaggio virale: quelli che guadagnano più like!”.

Quali effetti può portare questa modificazione di rappresentazione della propria persona?

La condivisione di valori comuni che si è creata attraverso la tradizione e l’educazione è sostituita dalla ricerca della libertà del proprio essere,

vista come purezza inviolata dall’esperienza, ma reale libertà non è se farsi un selfie è come ritenuto indispensabile in alcune situazioni sociali.

Ciò che è più evidente invece è la rottura col sociale,” – termina Anna Cantagallo – “cioè con i legami tradizionali delle relazioni collettive (associazioni o gruppi),

così come lo concepivamo, per sostituirle con valori nuovi nei quali si cerca disperatamente di riconoscersi individualmente e di rintracciare l’approvazione di un Altro, anche se sconosciuto”.

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