Anna Cantagallo conflitti e lavoro

Anna Cantagallo conflitti e lavoro

Anna Cantagallo conflitti e lavoro – parla dei dissidi all’interno di ogni attività lavorativa e del metodo

anti-negatività, utile a risolvere ogni situazione di difficoltà e ostilità.

Non esiste lavoro in cui non vi siano dei conflitti. Però possono esistere strumenti utilizzabili

per la loro gestione di questi conflitti e la neutralizzazione della negatività che essi creano.

Infatti ogni problema interpersonale al  lavoro è fonte di ansia e stress e riduce la produttività.

Gli innumerevoli conflitti e problemi che si verificano sui luoghi di lavoro vengono stigmatizzati

oppure negati. Con tecniche adeguate potrebbero diventare, invece, delle opportunità per una

migliore coesistenza.

Quindi non si cerca un capro espiatorio ma occorre fronteggiare il ricorso massiccio e frequente da

parte di tutti a comportamenti disfunzionali e controproducenti, perché influenzati dalle persone,

dalla loro esperienza e dal contesto.

Anna Cantagallo conflitti e lavoro

“L’empatia – spiega Anna Cantagallo – è la comprensione dell’altro, ma di fronte a conflitti,

malessere ed errori non si può solo comprendere, occorre dotarsi di una nuova competenza:

riconoscere il problema e affrontarlo. Abitualmente appena si evidenzia un problema i colleghi

hanno sempre risposte di elusione (“avrò io la meglio”), blocco (“non fare il distruttivo”), di

verdetto (“i tuoi giudizi sono sempre senza speranza”), con formula magica (“ti dico io come fare”).

Rimuovere la negatività per vie generiche però non fa che aumentarla.

Quindi si può accogliere con un atteggiamento aperto e riflessivo senza bloccare la tensione negativa,

bensì indagandola e canalizzandola”.

Anna Cantagallo conflitti e lavoro

Come fare quindi?

Secondo Anna Cantagallo esistono alcuni espedienti che permettono di affrontare determinate

situazioni di conflitto lavorativo:

  • Innanzitutto è il capo che deve usufruire della capacità di accogliere, in quanto colui che dirige il gruppo.
  • La leadership deve rendere evidenti i punti di forza attraverso la valorizzazione dei colleghi (con

complimenti), ma anche attraverso critiche costruttive, dirette non al giudizio ma al progresso

delle capacità di ognuno.

  • Riunioni in cui ognuno racconta come si sente al lavoro e viene assistito senza essere giudicato.
  • Creare un patto in cui i membri aderiscono all’impegno di esplorare la negatività anziché

stigmatizzarla.

  • Tenere a bada il proprio negativo: lavorare sulla propria consapevolezza e sulla propria emotività.
  • Utilizzare lo strumento non solo in casi di peggioramento della performance ma anche come leva

di ri-motivazione e serenità permanente.

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