Analfabetismo di ritorno o l’arte di restare indietro

Analfabetismo di ritorno o l’arte di restare indietro

Analfabetismo –  “Serve un governo che metta al primo posto la scuola. Non solo in termini di danaro – il danaro alla fine conta poco – ma in termini di cura, di attenzione.

E poi serve un gran lavoro degli insegnanti, che senza essere santi ed eroi come Mario Lodi o Don Milani, devono fare in modo che gli alunni più bravi servano da sostegno e da indirizzo ai meno fortunati.”

Tullio De Mauro (1932-2017)

Analfabetismo di ritorno o l’arte di restare indietro

Il famoso linguista Tullio de Mauro, venuto a mancare il 5 gennaio di quest’anno, aveva un sogno, che il governo nazionale si impegnasse a fondo per risollevare le sorti della scuola, organo sociale e di comunità dimenticato e maltrattato per decenni.

De Mauro studiò il fenomeno dell’analfabetismo per tutta la durata della sua vita, dal polo strumentale, rappresentato dalla totale incapacità di decifrare uno scritto, al polo funzionale, l’impossibilità di comprendere fino in fondo uno scritto anche in seguito alla lettura e decifrazione dello stesso.

La popolazione italiana si colloca in un livello  poco gratificante, indietro a tutte le altre nazioni europee.

A dirlo la ricerca di PIAAC, Programme for the International Assessment of Adult Competencies, un’indagine sulle capacità di lettura e comprensione di testi scritti negli adulti.

“Non solo: questo studio rivela anche che gli italiani possiedono fiacche capacità di calcolo matematico e problemi linguistici in generale.

Addirittura, ci spetta il primato svantaggioso per il cosiddetto “analfabetismo di ritorno”, una regressione delle capacità cognitive di qualche anno rispetto alla media per la propria età.

Un ritorno all’analfabetizzazione dopo un periodo di alfabetizzazione avanzata.” spiega Anna Cantagallo.

Analfabetismo di ritorno o l’arte di restare indietro

Il risultato è comprensibile alla luce del poco interesse degli italiani a tenersi informati sulle vicende del mondo, aiutato da una scarsa propensione a leggere.

Spiega De Tullio in un’intervista a Voice Over: “Solo il 30% degli adulti ha un rapporto sufficiente con lettura, scrittura e calcolo.

Gli altri si muovono solo in un orizzonte ristretto, subendo quel che succede senza saper capire e reagire.” Una recente ricerca dell’Istat sulle abitudini di lettura in Italia, ha rivelato che tra il 2010 e il 2014 la spesa per l’acquisto di libri, giornali e periodici si è contratta del 18% rispetto agli anni precedenti.

Un dato allarmante che attesta la trascuratezza verso le narrazioni cartacee.

De Mauro cercò di spiegare questa nostra tendenza con una motivazione biologica e psicologica: la nostra memoria non è infinita, ha una capacità limitata ed è naturalmente selettiva.

Quando raggiungiamo l’età adulta, tendiamo a regredire di 5 anni rispetto al momento in cui le nostre capacità cognitive e mnemoniche erano al massimo.

Questa è la regola del meno cinque: poniamo di essere arrivati a 50 anni e di non allenare più la nostra mente in alcun modo. Se a 26 anni eravamo al massimo delle nostre capacità cognitive, le nostre capacità linguistiche, di calcolo e di comprensione di testi scritti retrocederanno fino ai nostri 21.

Chiaramente, non è una regola fissa, ma il declino cognitivo è inevitabile di fronte all’inattività mentale.

Senza un esercizio costante, non ricorderemo che pochi cenni di storia, scollegati e sospesi nell’aria, così come avremo difficoltà a localizzare il Belize rispetto al Turkmenistan.

Analfabetismo di ritorno o l’arte di restare indietro

In un paese come il nostro, incrocio di politiche sbagliate, ripetute, lacunanti e insufficienti, in cui un fenomeno come quello dell’immigrazione trova terreno fertile per diventare ‘invasione di massa’ nell’immaginario comune, in cui la corruzione dilagante è divenuta il nostro biglietto da visita sul mondo, serve capacità critica nei lettori e nei consumatori di informazione.

Anna Cantagallo continua: “La capacità di avere un giudizio critico, permessaci dalla nostra storia evolutiva grazie allo sviluppo della corteccia pre-frontale, viene coltivata solo leggendo e costruendosi una propria visione del mondo.

Chi legge conosce mondi diversi e vive 1000 vite all’anno. Chi non legge rotola nella propria senza carpirne – e capirne – troppo.” Ricorda il protagonista di “Viaggio al termine della notte” di Céline, in cui il protagonista Férdinand inciampa sugli accadimenti, senza darci troppo peso.

Cade in una guerra in cui si recluta pienamente a caso, perde il piede in una buca d’amore, cambia nazione. E in tutto questo capisce che l’importante, nonostante l’insita insignificatezza del tutto, è esplorare il più possibile.

Certo, lo si può fare con lo zaino in spalla, ma molte volte basta solo un libro.

 Analfabetismo di ritorno o l’arte di restare indietro

Il nostro cervello necessita di stimoli continui, costanti e di varie forme. Come spiega la neuroscienzata Sandrine Thuret in queso talk su Ted, la neurogenesi continua anche dopo i 40 anni.

La neurogenesi, cioè la nascita di nuove cellule neuronali, aiuta il fenomeno della neuroplasticità, la malleabilità del nostro cervello nell’adattarsi a nuovi compiti e a cercare soluzioni creative per le attività già conosciute.

Come farlo? Pochi e semplici consigli:

  • Tenersi allenati, fisicamente e cognitivamente;
  • Essere in ambienti sociali complessi;
  • Leggere e imparare nuovi saperi;
  • Nutrirsi in modo intelligente, integrando grassi buoni come gli Omega 3 o 6 nella nostra dieta;
  • Ridurre i valori dello stress tramite un’attività come la meditazione;
  • Cercare relazioni sane e relazioni nuove che siano stimolanti per il nostro cervello.
  • Amare;

Analfabetismo di ritorno o l’arte di restare indietro

Ognuna di queste attività nasconde il potenziale per permetterci non solo di “non invecchiare mai”, ma di ringiovanire giorno per giorno e di allontanare lo spettro dei 5 anni di qui parlava De Mauro.

Egli propose una rivisitazione sistematica del sistema scolastico italiano, considerato molto fuori binario rispetto ad altri sistemi europei.

De Mauro, inoltre, sosteneva che l’ultimo triennio delle superiori in particolare fosse poco aggiornato rispetto alla storia attuale, con un impianto generale troppo spezzettato in discipline e poco attento allo sviluppo delle capacità trasversali degli studenti.

“Questa trasversalità che lui desiderava fosse allenata tra i banchi di scuola sarà tra le prime skills che il mondo del lavoro domanderà ai Millennials ed ai Centennials di oggi.

La capacità di essere elastici, liquidi e liberi come l’acqua, riempiendo le brocche di capacità diverse e distanti ma complementari. Be like water.” conclude Anna Cantagallo.

Tullio De Mauro fu un visionario, attento al mondo dei giovani e alle implicazioni sociali di un loro allenamento letterario. Lo vogliamo ricordare con questa sua frase:

Dovremmo riuscire a scuoterci da questo letargo, e se letargo è parola difficile, aggiungo che dovremmo scuoterci da questo sonno di fronte ai problemi della nostra cultura diffusa e della nostra acquisizione di strumenti minimi per l’orientamento nella vita sociale.”

Tullio De Mauro

Vieni in BrainCare e scoprirai tutti i metodi per non smarrire i famosi 5 anni di arretramento!

braincare-ultime-notizie-tutte

Analfabetismo di ritorno o l’arte di restare indietro

Potrebbe interessarti anche:

Share