Adozione: Valorizzare le possibilità e superare le difficoltà

Adozione: Valorizzare le possibilità e superare le difficoltà

Adozione – Come superare le difficoltà relazionali nell’adozione?

L’adozione è un percorso che inizia con una doppia perdita: la perdita di un ipotetico figlio naturale per i genitori adottivi nel caso d’infertilità, e la perdita dei genitori naturali per il figlio adottato.

È importante far sì che essi colmino reciprocamente i vuoti per sanare queste ferite e per cogliere le possibilità che si celano dietro al dolore.

Anna Cantagallo racconta di come sia compito importantissimo della psicologia offrire gli strumenti per farlo, e di come non sempre vengono raggiunti questi obiettivi.

Adozione: Valorizzare le possibilità e superare le difficoltà

Quali vissuti caratterizzano più di frequente le famiglie adottive?

“Molte famiglie – spiega Anna Cantagallo – non vivono questa esperienza in maniera violenta, grazie a delle risorse interne che gli consentono di affrontarne le diverse fasi con serenità ed equilibrio.

Per altre, invece, domina il doloroso contrasto tra desiderio di realizzare nuovi legami e incapacità di sciogliere nodi pregressi, fonti di sofferenza.

Molte di queste famiglie utilizzano alla terapia familiare, in quanto i sentimenti di perdita dei genitori e del figlio possono indurre a sentimenti di ostilità e portare a un allontanamento graduale e sempre più profondo, se non si agisce in tempo e con giudizio.

Tuttavia la psicologia clinica presenta molte mancanze in questo ambito, gettando la relazione in cattiva luce invece che portare a un ricongiungimento.”

Adozione: Valorizzare le possibilità e superare le difficoltà

Come sbaglia la psicologia clinica?

“Di fronte ai dubbi e al disorientamento con cui si presentano genitori e figli adottivi, gli psicologi spesso offrono delle soluzioni rassicuranti ma assai semplicistiche, che non sempre permettono di valorizzare le nuove opportunità che la situazione offre.

Watzlawick e i suoi colleghi definiscono questo atteggiamento una “semplificazione terribile”, ovvero un esperimento di trattare una questione così complessa e delicata in modo così semplice e lineare.”

Adozione: Valorizzare le possibilità e superare le difficoltà

Può farci degli esempi di “semplificazioni terribili”?

“Alcuni approcci della psicologia clinica collocano l’attaccamento tra bambino e caregiver in un arco di tempo limitato unicamente alle prime fasi dello sviluppo.

Far risalire gli eventi fondamentali che segnano l’individuo ai primissimi anni della propria vita è sicuramente un concetto cardine della teorizzazione freudiana e riproduce una delle fondamenta nella storia della psicologia, ma proprio per questo rischia di riversarsi in senso comune.

I genitori possono essere sollevati dal fatto che un problema possa essere spiegato da eventi risalenti a un passato che non li riguarda e dei quali non sono responsabili.

D’altro canto, possono anche impaurirsi per la complessità di trovare una soluzione presente e concreta ad un problema con delle radici così remote.

Anche per il figlio adottivo riportare i propri disagi a una frattura infantile rispetto che alle proprie azioni volontarie può essere interpretato come un motivo di sollievo.

Il rischio di questa semplificazione è che attribuendo a cause esterne e lontane la responsabilità, simultaneamente viene meno anche la volontà e la capacità di prendere in mano le redini della situazione e risolvere.”

Adozione: Valorizzare le possibilità e superare le difficoltà

Per quanto riguarda approcci terapeutici, quali vengono messi in atto in queste situazioni e quanto sono validi?

“La theraplay – racconta Anna Cantagallo – è un intervento inglese basato sull’idea che per colmare i vuoti e il senso di distacco causati dall’adozione, si debba utilizzare un’esperienza correttiva.

Si tenta di ricreare esperienze simili a quelle che il bambino ha vissuto in modo traumatico rendendole per lui positive.

Sullo stesso principio si basano le holding therapies, ovvero un insieme di tecniche corporee, come cullare il bambino, per dargli ciò che in passato gli era stato sottratto.

Il chiaro freno di questi approcci è il fatto che non vengono considerate e rispettate le varie fasi evolutive del bambino, che sicuramente vivrà l’esperienza di essere cullato a 13 anni in modo diverso rispetto a come l’avrebbe vissuta a 1 anno di vita.”

Adozione: Valorizzare le possibilità e superare le difficoltà

“Il problema principale, termina Anna Cantagallo, è che le famiglie vengono sottoposte a interventi terapeutici con lo scopo di rafforzare i legami ma che alla fine spesso non fanno altro che ampliare il disparità tra genitori e figli adottivi e il senso di smarrimento di entrambi.

Questo non permette di guarire le ferite del passato e di volgere lo sguardo verso le possibilità che il futuro offre.

È proprio su queste possibilità che la psicologia dell’adozione dovrebbe lavorare, il che non significa negare le proprie origini e il proprio passato, ma farne patrimonio per ottimizzare il proprio presente.”

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